Lunedì 4 novembre abbiamo avuto il piacere di avere nostra ospite la dott.ssa Claudia Roffino autrice del libro ” Una vita in dono “, pubblicato da 99EDIZIONI.
Il libro racconta una storia, la sua, intrecciata a quella, solo immaginata, della sua madre biologica.
Il fulcro della sua vicenda e il tema che vuole portare alla ribalta è la possibilità di partorire in ospedale, in anonimato e in tutta sicurezza sia per la donna che per il bambino che porta in grembo. In questo caso non esiste abbandono, afferma la nostra ospite: ” Io non sono stata abbandonata e non lo è nessun bambino che una donna fa nascere in anonimato in ospedale. A quelle donne dobbiamo gratitudine, non il giudizio”. Bisogna far sapere alle donne che esiste anche questa possibilità, che oltre all’aborto e all’abbandono dei neonati nel cassonetto o, peggio, all’incuria subita dai bambini di chi si è sentito costretto a riconoscerli ma che non ha gli strumenti per occuparsene davvero, si può regalare a quel neonato che sta per nascere la chance di crescere in una famiglia che davvero lo desidera.
Pochissime donne però lo fanno, soprattutto perchè temono di perdere l’anonimato, un diritto che perdono dopo 25 anni . Infatti a quell’età un ragazzo adottato può fare istanza al Tribunale dei minori per ottenere eventuali dati dei genitori biologici, cosa che comporta una violazione della privacy e della sofferenza della persona che ha dovuto fare una certa scelta. Senza contare che se l’ha fatto all’insaputa della famiglia le si getta ulteriore stigma sociale addosso: Sempre che sia ancora viva : in quel caso non può nemmeno spiegarsi, difendersi.
Per la nostra relatrice la soluzione potrebbe essere la possibilità che la donna lasci scritto che in caso lo voglia il figlio può cercarla; così è giusto che questo incontro avvenga. Ma la legge tutela solo il diritto dei figli , non quello delle donne che coraggiosamente hanno donato loro la vita, anzichè gettarla via.